Lettera 57 pubblicata il 5 settembre 2014

IN MESSICO, 300 SEMINARISTI DIOCESANI FANNO L'ESPERIENZA DELLA FORMA STRAORDINARIA

PERCHE' NON IN ITALIA?

Guadalajara Ŕ la sede di una delle principali arcidiocesi messicane. Di solida tradizione cattolica, conta 2000 sacerdoti e, soprattutto, il pi¨ grande seminario maggiore del mondo. Fondato nel 1696, conta oggi pi¨ di 600 seminaristi, che vuol dire il 20% del totale dei seminari italiani e pi¨ o meno quanto la totalitÓ dei seminari diocesani francesi...

Il 2 giugno 2014, per la prima volta dalla riforma liturgica, un sacerdote Ŕ veramente salito all'altare del Signore nella cappella del seminario San Giuseppe di Guadalajara per celebrarvi la Santa Messa secondo il messale di San Giovanni XXIII. E' padre Jonathan Romanoski, uno dei sacerdoti della FraternitÓ San Pietro installata a Guadalajara, che ha celebrato questa messa alla presenza di circa 300 studenti del seminario. Bisogna dire che anche prima della promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, la diocesi di Guadalajara aveva lasciato uno spazio alla liturgia tradizionale in modo tale che la coabitazione fra le due forme si svolgesse senza intoppi.


Padre Romanoski, originario della Pennsylvania e ordinato nel 2008 dal Cardinale Castrillˇn Hoyos, aveva precedentemente giÓ avuto occasione di animare degli incontri per la scoperta della forma straordinaria del rito nel quadro del seminario. Tuttavia questi corsi avevano un carattere limitato mentre la messa del 2 giugno ha radunato circa la metÓ dei seminaristi ed Ŕ stata cantata in modo molto ufficiale dalla schola cantorum del seminario.

Prima della celebrazione, organizzata a richiesta dei seminaristi, padre Romanoski ha potuto esporre brevemente le principali caratteristiche della forma straordinaria del rito romano. Scommettiamo dunque che questa messa del 2 giugno 2014 lascerÓ il segno perchÚ ha consentito a numerosi futuri preti di scoprire le bellezze e le ricchezze della liturgia tradizionale in un ambito assolutamente ufficiale e molto "normale" come quello del loro seminario.

Dando notizia di questi fatti l'articolista spagnolo Fernßndez de La Cigo˝a, direttore di un blog ben conosciuto nel mondo ispanico, ha voluto sottolineare che quella celebrata a Guadalajara era la messa dei Cristeros: "Loro non ne conscevano altra. Da lei avevano la grazia di essere cattolici. Ma non semplicemente dei cattolici come noi. Degli eroi, dei martiri, dei santi."




(Foto Una Voce Mexico)



I COMMENTI DI PAIX LITURGIQUE




1) Deo gratias! Se i frutti della Santa Messa del 2 giugno devono ancora venire, Ŕ evidente che quella celebrazione Ŕ giÓ di per sÚ un meraviglioso frutto del Motu Proprio di Benedetto XVI. Chi avrebbe potuto immaginare, alla vigilia del gesto di riconciliazione voluto da Benedetto XVI, proprio mentre si manifestava una grande ostilitÓ da parte di alcuni vescovi, che qualche anno pi¨ tardi le porte di uno dei pi¨ grandi seminari del mondo si sarebbero spalancate alla liturgia tradizionale?

2) "Fare l'esperienza della tradizione": Ce ne sarÓ voluto di tempo perchÚ Roma ascoltasse questo appello di Monsignor Lefebvre, ma, dopo il 2007, Ŕ proprio ci˛ che alcuni settori della chiesa, quando ne hanno avuto la possibilitÓ e se ne hanno avuto la libertÓ, hanno iniziato a fare. E questo Ŕ, in ogni caso, ci˛ che i futuri sacerdoti dell'arcidiocesi di Guadalajara hanno potuto conoscere il 2 giugno 2014. I seminaristi lo hanno chiesto, la direzione dell'istituto ha risposto favorevolmente ed Ŕ stato reperito un sacerdote idoneo. Questa Ŕ la normalitÓ alla quale aspiriamo, quella della quale parla regolarmente il Cardinale Ca˝izares, ormai ex Prefetto del Culto divino.

3) In Italia, mentre i seminari si trovano in una lenta agonia proprio come in tutta l'Europa, fino ad oggi quasi nessuno ha tentato di fare l'esperienza della tradizione: giusto a Massa-Carrara-Pontremoli la forma straordinaria non Ŕ totalmente ignorata grazie alla creazione della sezione del seminario dedicata al Beato John Henry Newman ed affidata alla FraternitÓ San Filippo Neri di don Pietro Cantoni. In Francia, dopo un'esperienza abortita a Lione, solo la diocesi di FrÚjus-Toulon offre ai futuri preti l'accesso alla liturgia tradizionale.

4) Nonostante ci˛ ci sono in Francia, ma anche in Italia, dei vescovi che amerebbero poter disporre di preti "Summorum Pontificum", capaci di celebrare sia l'una che l'altra forma liturgica. Alcuni peraltro non si fanno scrupoli a rimproverare ai sacerdoti "Ecclesia Dei", che hanno fatto in tutta legittimitÓ la scelta della forma straordinaria, di non celebrare quella ordinaria, mentre sono
incapaci di offrire ai loro seminaristi diocesani la possibilitÓ di formarsi alle due forme liturgiche del rito romano. La ragione di questa cautela da parte dei vescovi pu˛ essere spesso rintracciata nell'ostilitÓ da parte del corpo docente dei seminari e di una parte del clero diocesano che rifiuta ci˛ che viene visto come un processo di "tradizionalizzazione" della diocesi. Fin tanto che esisterÓ questo rifiuto ideologico di aprirsi alla tradizione da parte dei seminari europei, contrariamente a quanto succede in numerosi seminari americani come nel caso di Guadalajara, la curva negativa del numero dei loro studenti, e quindi delle ordinazioni, difficilmente potrÓ essere invertita.

5) Signori vescovi, non sarÓ il caso di cominciare ad aprire davvero le porte dei vostri seminari e di lasciare un po' di spazio a questi nuovi candidati al sacerdozio desiderosi di esercitare un ministero allo stesso tempo ordinario e straordinario al fine di concretizzare l'esperienza dell'arricchimento reciproco voluta da Benedetto XVI? Una tale apertura darÓ l'ulteriore beneficio di nutrire l'unitÓ del clero attraverso una migliore conoscenza delle specificitÓ reciproche.




Il seminario maggiore di Guadalajara Ŕ oggi il pi¨ grande seminario del mondo.