Lettera 1358 pubblicata il 15 aprile 2026

LITURGIA:

UN DIVARIO CRESCENTE

TRA PASTORI E FEDELI

238ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI
Come accade da mezzo secolo, l'atteggiamento delle autorità ecclesiastiche nei confronti della liturgia tradizionale rimane di spalle voltate alla realtà.
La Lettera dalla Paix Liturgique 1353, del 7 aprile 2026, ha analizzato il messaggio del 18 marzo, indirizzato a nome del Papa dal Segretario di Stato, Cardinale Parolin, ai vescovi di Francia riuniti a Lourdes per l'assemblea tenutasi dal 24 al 27 marzo. Tutto indica che il Santo Padre è profondamente preoccupato per questo persistente rifiuto della nuova liturgia da parte di un ampio settore dei cattolici e di un numero significativo di giovani chierici. Per lui, si tratta di una “ferita dolorosa”.
Inoltre, il messaggio del Cardinale Parolin ha riconosciuto che ci troviamo in un contesto di “crescita delle comunità aderenti al Vetus Ordo”. Dato che la Francia è stata storicamente il principale centro di tale non recezione, il messaggio del Segretario di Stato ai vescovi, a nome del Papa, chiedeva loro di trovare "soluzioni concrete" per disegnare quello che, in realtà, è un cerchio quadrato: "includere generosamente coloro che sono sinceramente legati al Vetus Ordo", non semplicemente, ma "nel quadro delle linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia".
Un articolo apparso su La Croix, intitolato "Messa tridentina: troverà la Francia la soluzione alla 'questione tradizionale' nella Chiesa?", del 31 marzo, scritto dagli esperti del giornale Céline Hoyeau, Gonzague de Pontac e Matthieu Lasserre, offriva un quadro abbastanza chiaro dei dibattiti episcopali sull'argomento. Tali dibattiti furono guidati dal vescovo Olivier de Cagny di Évreux, attuale vescovo incaricato della liturgia all’interno della Conferenza Episcopale Francese. Come ha osservato La Croix, tutti i vescovi hanno affermato che «dietro la liturgia si celano problemi di dottrina ed ecclesiologia, la questione dell'accettazione del Concilio Vaticano II».
Questa osservazione non è nuova. Sono state espresse due posizioni (una terza avrebbe potuto essere quella dei vescovi più «tradizionali», ma, essendo oggi una piccolissima minoranza, si sono astenuti dal commentare):

- Alcuni vescovi hanno sostenuto l'applicazione della Traditionis Custodes in tutto il suo rigore. Sono inoltre preoccupati che la Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP) abbia ottenuto una sorta di dispensa – non troppo chiara – da Papa Francesco, e alcune voci suggeriscono che Papa Leone XIV la continuerà secondo una struttura particolare.
- Gli altri vescovi, che sono la maggioranza, si sono mostrati aperti a scendere a patti, ma sotto condizioni alquanto draconiane:
* Adozione del nuovo lezionario e del nuovo calendario liturgico (questa era, come ho accennato nella mia precedente lettera, una delle proposte dell'abate di Solesmes; l'abate di Fontgombault, invece, riteneva che combinare il nuovo lezionario con il vecchio messale sarebbe stato incompatibile: https://lanef.net/2026/04/09/dom-jean-pateau-leglise-a-besoin-dune-paix-liturgique-loin-de-toute-rigidite-et-de-toute-ideologie);
* Celebrazione degli altri sacramenti – battesimo, matrimonio, cresima – secondo il nuovo rito (possibilmente in latino);
* E, soprattutto, la fine dell'"esclusivismo", ovvero il rifiuto chiaro di celebrare secondo il nuovo messale, che i vescovi considerano "inaccettabile".

Nulla di nuovo sotto il sole, quindi: c'è la volontà di "includere generosamente" coloro che seguono la vecchia liturgia, ma solo a condizione che si sottomettano alla nuova. In pratica, oggi l'obiettivo è concedere loro la Messa a piccole dosi, ma con il nuovo lezionario, i nuovi sacramenti e l'obbligo di celebrarla anche secondo il nuovo Ordo. Pertanto, i nostri pastori sembrano incapaci di liberarsi dalle vecchie abitudini.
E la Conferenza Episcopale Francese (CEF), sotto il cardinale Aveline, dopo questi dibattiti, rimanda dunque la soluzione del problema a Leone XIV. In realtà, la liturgia tradizionale si è fermamente consolidata nel terreno, e le decisioni romane, dopo averla ostacolata inutilmente, l'hanno gradualmente legittimata nel 1984, 1988 e 2007. Questo prima del ritorno all'era di Paolo VI con Papa Francesco e Traditionis Custodes del 2021. E prima del ritorno alle vecchie prescrizioni degli anni di piombo: restrizioni, limitazioni, condizioni.
Il contesto attuale, però, è completamente diverso: le chiese continuano a svuotarsi inesorabilmente; le consacrazioni annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, i cui argomenti a favore di esse risultano così fortemente rafforzati; giovani convertiti, appena battezzati, che “amano la Messa in latino”; comunità, scuole, opere apostoliche varie e pellegrinaggi tradizionali fioriscono con un’audacia giovanile. Nonostante gli ostacoli e le persecuzioni, la celebrazione della liturgia tradizionale – dell'intera liturgia tradizionale, della Messa e dei sacramenti – continua e continuerà a prosperare. Pellegrinaggi come quelli a Chartres a maggio e a Roma a ottobre ne sono la dimostrazione.
Si sta quindi creando un crescente divario tra pastori e i loro fedeli. Se i primi conducessero un'onesta indagine sinodale tra i secondi, scoprirebbero che una grande parte dei fedeli sarebbe lieta di partecipare alla Messa tradizionale in latino nelle loro stesse parrocchie e che, in ogni caso, dovrebbe essere concessa piena libertà sia ai sacerdoti che la celebrano che ai fedeli che vi partecipano.
I partecipanti alle veglie parigine ricevono una costante conferma di questa opinione cattolica attraverso l'incoraggiamento che ricevono dai passanti mentre recitano i loro rosari sul marciapiede: al numero 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 13:30; a Saint-Georges de La Villette, al numero 114 di avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00; e davanti a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15.