Lettera 1363 pubblicata il 27 aprile 2026

ESISTE DAVVERO UNA LITURGIA

SENZA PROBLEMI DI DOTTRINA

E DI ECCLESIOLOGIA...

LA LITURGIA TRADIZIONALE




Nella nostra lettera n. 1358 del 15 aprile 2026, avevamo sottolineato quanto riportato da *La Croix* in merito alle discussioni dei vescovi durante la loro ultima assemblea plenaria a Lourdes, tenutasi dal 24 al 27 marzo. Secondo il quotidiano ufficiale dell’episcopato francese, tutti concordavano nell’affermare che: «Dietro la liturgia, ci sono problemi di dottrina ed ecclesiologia».


È tuttavia necessario mettere in discussione questa constatazione degna del Maresciallo de La Palice. Se infatti i vescovi di Francia ritengono che dietro la liturgia emergano «problemi di dottrina ed ecclesiologia» (il che di per sé è già un’enormità, dato che la liturgia dovrebbe essere normalmente quel linguaggio chiaro e distinto che offre un culto a Dio senza difetti e avvicina i fedeli al Cielo con sicurezza e precisione), di quale liturgia parlano allora? Della liturgia riformata, composta in condizioni brutali e in un’ermeneutica di discontinuità? O della liturgia tradizionale, celebrata per secoli e che partecipa attivamente in tutta la Chiesa alla sua unità dottrinale, disciplinare e di preghiera?


Se si dubita dei problemi posti dalla liturgia riformata, basterebbe ricordare le famose memorie del liturgista Louis Bouyer, che evocano in particolare come la Preghiera Eucaristica n. II sia stata redatta in fretta, con lo spirito del Concilio in pieno fermento, su un tavolo di un caffè di Trastevere (Mémoires, Louis Bouyer, Le Cerf, 2014): «Ci si potrà fare un’idea delle condizioni deplorevoli in cui fu messa in atto questa riforma affrettata, quando avrò spiegato come fu messa insieme la seconda preghiera eucaristica. Tra fanatici che facevano archeologia a casaccio, che avrebbero voluto bandire dalla preghiera eucaristica il Sanctus e le intercessioni, prendendo così com’era l’Eucaristia di Ippolito, e altri, che se ne fregavano della sua presunta Tradizione apostolica, ma che volevano solo una messa raffazzonata, don Botte ed io ci siamo trovati incaricati di rattoppare il suo testo, in modo da introdurvi questi elementi, certamente più antichi, per il giorno dopo! Per fortuna ho scoperto, in uno scritto se non di Ippolito stesso, almeno nel suo stile, una formula felice sullo Spirito Santo, che poteva fare da transizione, del tipo Vere sanctus, verso la breve epiclesi. Botte, dal canto suo, inventò un'intercessione più degna di Paul Reboux e del suo “A la manière de …” che della sua stessa erudizione. Ma non posso rileggere questa incredibile composizione senza ripensare alla terrazza del bistrot del Trastevere dove dovemmo rifinire il nostro compito, per poterci presentare con lui alla Porta di Bronzo all'ora fissata dai nostri reggenti! »


Padre Louis Bouyer, ex pastore protestante diventato sacerdote cattolico, teologo e liturgista di fiducia di papa Paolo VI, ha partecipato direttamente, su espressa richiesta di Paolo VI, alla riforma liturgica stessa. Le condizioni in cui è stata elaborata la Messa, che la Chiesa ha sempre considerato «la fonte e il culmine della vita cristiana», illustrano il carattere gravemente affrettato e improvvisato dell’intero processo.


Padre Louis Bouyer smentisce di essere stato «uno dei primi responsabili di quelle misere sciocchezze che oggi vengono decorate con il nome di “nuova liturgia”» e sostiene, al contrario, di essere stato uno dei primi a opporsi ad esse, «perfettamente invano, naturalmente!», scrive. Secondo lui, è stato un intero contesto a favorire «problemi di dottrina ed ecclesiologia», per riprendere la formula dei vescovi di Francia. «Un fatale errore di giudizio affidò la direzione teorica di questo comitato nelle mani di un uomo generoso e coraggioso, ma poco istruito, il cardinale Lercaro. Egli fu del tutto incapace di resistere alle manovre del mellifluo scellerato che non tardò a rivelarsi nella persona del lazarista napoletano, privo tanto di cultura quanto di semplice onestà, che era Bugnini».


È noto quanto la questione della quasi totale assenza dell’offertorio nella nuova liturgia costituisca, tra le altre cose, una lacuna dottrinale e una discontinuità decisamente problematica. Del nuovo offertorio, una pietra d’inciampo gettata in quello che avrebbe dovuto essere lo sviluppo organico della sacra liturgia, Louis Bouyer ne descriverà l’incuria dottrinale. A proposito dei lavori della riforma liturgica, egli riporta un episodio poco lusinghiero: «Il peggio fu un incredibile offertorio, in stile Azione Cattolica sentimentalo-operaista, opera dell’abate Cellier, che manipolò con argomenti alla sua portata il spregevole Bugnini, in modo da far passare il suo prodotto nonostante un’opposizione quasi unanime». Che atmosfera!


Inoltre, quando i vescovi di Francia ritengono che «dietro la liturgia ci siano problemi di dottrina ed ecclesiologia», senza riferirsi alla riforma liturgica, come si è ben compreso, ma puntando il dito contro il Vetus Ordo, ci sia permesso, con tutto il rispetto, di richiamarli a un po’ più di lucidità storico-critica su sessant’anni di riforme liturgiche. Esiste una liturgia senza problemi e essa porta con sé generazioni sempre più entusiaste di abbracciarla: è la liturgia tradizionale. Ma è necessario che i fedeli abbiano la possibilità di incontrarla senza difficoltà. Ed è proprio questo il problema da risolvere.