Lettera 1369 pubblicata il 11 maggio 2026


CONSTATAZIONE DI FATTO

: “NON È PIÙ POSSIBILE

ELIMINARE COMPLETAMENTE

IL VECCHIO RITO”.


242ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI

L’Abate Primate dei Benedettini, il tedesco Jeremias Schröder, che in virtù del suo ufficio è a capo dell'Abbazia di Sant'Anselmo sul colle Aventino a Roma, ha rilasciato un'intervista il 30 aprile al sito web della Conferenza Episcopale Tedesca, katholisch.de (si veda la traduzione dell'estratto principale su Le blog d'Yves Daoudal), sul tema della liturgia tradizionale. Usando un tono conciliante, questa eminente figura religiosa ha riconosciuto, in una certa misura, il fallimento della Traditionis Custodes: “Dopo l'apertura di Benedetto XVI in questo ambito, non è più possibile eliminare completamente il rito antico”. Ha poi spiegato che, all'interno dell'ordine benedettino, diverse abbazie hanno conservato l'antico rito (Fontgombault e le sue case figlie, Norcia, Le Barroux) e che tutto procede pacificamente: "Abbiamo fratelli e sorelle che hanno costruito la loro vita religiosa su questa forma di preghiera e di Messa. Questa forma, nel frattempo, ha trovato il suo posto all’interno della Chiesa e, pertanto, dovrebbe essere permessa, almeno in certi contesti".

Questa affermazione assume un significato ancora maggiore perché proviene da un prelato che è una delle figure di più alto rango all'interno della Chiesa cattolica romana. E le sue parole hanno acquisito ancora più importanza quando, pochi giorni dopo, il 2 maggio, sono state riprese e analizzate in un articolo di Andrea Galli sul quotidiano Avvenire. (https://www.avvenire.it/chiesa/labate-primate-dei-benedettini-la-messa-in-rito-antico-non-puo-piu-essere-eliminata_107854?fbclid=IwY2xjawRlO_lleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBXUVVITUNvY1VYSW5jUVlLc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHqSGqlh4uFR4R7uQZKhTuG4w_WaESbKMhZViAAfCe8tea5kts6dS12uLxQQI_aem_9_eWO03n4URUJF3cKwhKPg). Avvenire è praticamente come se fosse l'organo ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, il cui presidente è il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna. Questo messaggio di pace coincide pienamente con la posizione del Cardinale di Bologna, prelato progressista che tuttavia professa un grande liberalismo nei confronti del mondo tridentino (e ha inaugurato per ben due volte il pellegrinaggio Summorum Pontificum), ed è innegabile che non sarebbe stato pubblicato se non avesse ricevuto l'approvazione dei vertici della Conferenza Episcopale Italiana.


Questa posizione, come è noto, si inserisce nel contesto di una certa agitazione, non del tutto rassicurante, riguardo alla liturgia tradizionale:


- L'organizzazione, nel corso del 2025, da parte dell'editore francese Nicolas Diat, di un gruppo di prelati e superiori di comunità che celebrano l'antico rito, come gli abati di Fontgombault, Lagrasse e Triors, con l'obiettivo di presentare proposte al Papa, il tutto sotto il patrocinio di Monsignor Edgar Peña Parra, allora Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato (cfr. Lettera della Commissione Liturgica per la Pace n. 1307, del 20 novembre 2025).

- L'udienza concessa il 17 dicembre 2025 dal Santo Padre a Mons. Schneider per discutere, molto in particolare, delle persecuzioni subite a causa della celebrazione dell'antico rito.

- La richiesta consegnata al Santo Padre chiedendo la autorizzazione a celebrare la Messa nella Basilica di San Pietro durante il pellegrinaggio Summorum Pontificum il 24 ottobre 2026.

- La lettera diretta al Papa di Dom Kemlin, Abate di Solesmes, datata 12 novembre 2025 ("Un missel unique pour les deux rites" : la proposition de l'abbé de Solesmes qui relance le débat liturgique - Tribune Chrétienne), in cui proponeva di incorporare l'antico Ordo Missae nel Missale Romanum (eventualmente con alcune modifiche per adattarlo al Concilio Vaticano II, consentendo in particolare, per chi lo desiderasse, l'uso della lingua volgare, la concelebrazione e le quattro Preghiere Eucaristiche).

- La lettera del Papa, datata 18 marzo 2026, inviata dal Cardinale Parolin, Segretario di Stato, ai vescovi di Francia, in cui si parlava della "crescita delle comunità legate al Vetus Ordo" e si chiedeva loro di "proporre soluzioni concrete per includere generosamente coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo, in conformità con le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia" (Le pape Léon XIV encourage les fidèles français et leur clergé à l'annonce de l'Évangile, en des temps certes difficiles - Église catholique en France).

- La riunione della Conferenza Episcopale Francese (CEF) a Lourdes, dal 24 al 27 marzo, durante la quale questo tema è stato affrontato sotto la guida del Vescovo Olivier de Cagny di Évreux (La Croix, "Messa tridentina: troverà la Francia la soluzione alla 'questione tradizionalista' nella Chiesa?", 31 marzo 2026). La maggioranza dei vescovi si è espressa a favore della celebrazione della Messa tradizionale in latino (ma non dei sacramenti), a condizione che per queste Messe vengono adottati il nuovo lezionario e il nuovo calendario liturgico e che i sacerdoti che celebrano secondo l’antico Ordo celebrino anche il nuovo.


Riguardo all'ultimo punto, sul quale tornerò in un'altra occasione, mi chiedo: perché è necessario obbligare i sacerdoti che celebrano l’antico Ordo a celebrare il nuovo, senza che si permetta a coloro che celebrano il nuovo Ordo di celebrare anche il vecchio?


Da tutto ciò, è chiaro che, all'inizio di questo nuovo pontificato, l'ideologia liturgica conciliare o post-conciliare rimane profondamente radicata nei pastori della Chiesa, ma che, ciononostante, si è verificato un cambiamento significativo: finalmente, il problema liturgico viene riconosciuto come tale. L'unica soluzione possibile – la pacifica libertà dell'intera liturgia tradizionale – non è ancora oggetto di discussione, ma c'è accordo sul fatto che questa liturgia esiste ancora e che, in una forma o nell'altra, essa debba essere rispettata.


Coraggio, dunque, cari sentinelle parigini, che per la pace liturgica della Chiesa pregate instancabilmente il rosario al numero 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13:00. fino alle 13:30, presso Saint-Georges de La Villette, 114 avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00, davanti a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15. Le vostre preghiere e quelle di tutti coloro che le condividono stanno iniziando a dare frutto!