Lettera 1372 pubblicata il 18 maggio 2026
CARDINALE FERNÁNDEZ,
UN CATTIVO IMITATORE DEL CARDINALE RATZINGER
LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO FSSPX
243ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI
Papa Leone XIV aveva annunciato la pacificazione della Chiesa, e poi arrivò l'annuncio delle consacrazioni episcopali della FSSPX. Come gestire la questione? Roma credeva di aver trovato la soluzione perfetta: ricorrere alla "giurisprudenza del 1988".
A quel tempo, il cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, era stato incaricato della questione e aveva mantenuto un dialogo con l'arcivescovo Lefebvre; il suo successore, il cardinale Fernández, ricevette padre Davide Pagliarani.
In seguito al fallimento della trattativa del 1988, Giovanni Paolo II, il 9 giugno 1988, esortò l'arcivescovo Lefebvre a "rinunciare al suo progetto, che, se realizzato, non può che apparire come un atto scismatico". La "negoziazione" tra Fernández e Pagliarani, durata appena un'ora, non ha portato a nessun risultato. Il cardinale Fernández ha fatto sapere a chiunque volesse ascoltarlo che il decreto di scomunica era già pronto e ha dichiarato che "questo gesto [le consacrazioni annunciate] costituisce un atto scismatico".
Il cardinale Ratzinger ha promesso a tutti i sacerdoti e seminaristi della Fraternità Sacerdotale San Pio X che non desiderassero seguire l'arcivescovo Lefebvre dopo la consacrazione autonoma di quattro vescovi, che avrebbe organizzato una struttura per accoglierli; il cardinale Fernández ha lasciato intendere ai pochi sacerdoti della Fraternità San Pio X che hanno espresso la loro preoccupazione che si sarebbe occupato di farli piazzare in diocesi o istituti.
Nonostante le ambiguità dell'approccio di Ratzinger, egli si assunse il rischio di porre la liturgia tradizionale al centro della vita della Chiesa, il che permise nella pratica a questa liturgia di moltiplicare la sua portata: ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi, ai luoghi di celebrazione della Messa e alle scuole della Fraternità Sacerdotale San Pio X si aggiunsero quelli degli istituti Ecclesia Dei e persino quelli delle diocesi, per non parlare dei cardinali e dei vescovi – il cardinale Ratzinger in primo luogo – che celebravano, ordinavano e cresimavano secondo l'antico rito. Il procedimento di Fernández è chiaramente più avaro e maldestro.
Questo perché gli elementi contestuali sono completamente diversi. Pur rimanendo fedele allo spirito del Concilio (ad esempio, la Giornata di Assisi), il pontificato di Giovanni Paolo II si adoperò per una "buona interpretazione" del Concilio (ad esempio, la dichiarazione Dominus Jesus, che, nel 2000, tentò di inquadrare il dialogo interreligioso pur non smettendo di fornire tutte le necessarie garanzie per l'ecumenismo). Al contrario, ci troviamo ora in una fase ultra-conciliare dell'era post-conciliare.
Joseph Ratzinger nutriva grande simpatia per l’antico Ordo e per coloro che vi erano legati, e aveva numerosi amici tra le sue comunità, sacerdoti e fedeli. Questo mondo è estraneo a Papa Prevost e, ancor più, al Cardinale Fernández; il primo si sforza indubbiamente di comprenderlo, ma solo per "informarsi" su un fenomeno che sa essere in crescita, la cui natura "ardente" lo spaventa e che gli rimane estraneo.
I vari atti di Joseph Ratzinger e successivamente di Benedetto XVI (documenti del 1984, 1988 e 2007) hanno fatto sì che la liturgia tradizionale da tollerata passasse a essere vista come titolare di un diritto. Al contrario, dopo Traditionis Custodes, siamo regrediti alla tolleranza meno generosa possibile: le Messe sono solo una concessione, le autorizzazioni per i sacerdoti diocesani vengono concesse a contagocce e i sacramenti tradizionali sono teoricamente proibiti.
È evidente, dunque, che non si sta facendo assolutamente nulla per far in modo che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sia ascoltata, né per tentare neanche remotamente di preparare il terreno per una soluzione canonica accettabile. Anzi, tutto, assolutamente tutto, esercita pressioni sui tradizionali “ufficiali” – sacerdoti e fedeli – che si continua a cercare di ridurre, controllare ed emarginare, affinché guardino con simpatia ai loro fratelli della San Pio X e stabiliscano con loro la massima porosità possibile. E nel frattempo, che enorme spreco di un’opportunità di pace!
“Nessuna libertà per i nemici della libertà!” Nessuna libertà conciliare per i critici del Concilio Vaticano II! Questo è l'eterno paradosso: in un'epoca in cui non si parla d'altro che di ecumenismo con i “fratelli separati”, che oggi più e più che mai verrebbero qualificati di “scismatici”, e per i quali è stata inventata l'affascinante formula di cortesia “comunione imperfetta”, la Roma di oggi fulmina quei suoi figli che osano credere e agire come i loro padri con antiche sanzioni relegate da tempo alla polvere dei musei.
Pregate dunque, cari sentinelle parigine, affinché la pace giunga alla Chiesa nonostante tutto, pace che necessariamente deve passare attraverso la pace liturgica, voi che recitate i vostri rosari al numero 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 13:30, a Saint-Georges de La Villette, al numero 114 di avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00, di fronte a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15.



