Lettera 1375 pubblicata il 26 maggio 2026
MONSIGNOR VIOLA,
FUTURO PREFETTO DEL DICASTERO PER IL CULTO DIVINO?
244ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI
Il Cardinale Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il Culto Divino, ha 76 anni, avendo perciò superato il limite di età per gli ufficiali della Curia. Tuttavia, il Papa può decidere di prorogare il suo mandato e, infatti, il 9 maggio 2025 è stato nominato prefetto ad interim insieme agli altri prefetti. Ciononostante, le sue dimissioni potrebbero essere accettate in qualsiasi momento.
È da un anno ormai che i più ottimisti non cessano di prometterci delle "buone nomine". Tuttavia, un'analisi di quelle già avvenute non pare confermare tale prognostico (vedi LifeSiteNews).
In prima linea per la nomina, e forse implicitamente postulando la sua stessa candidatura, vi è il braccio destro del Cardinale Roche, Monsignor Vittorio Francesco Viola, 60 anni, Segretario del Dicastero per il Culto Divino. A Roma si dice spesso che i veri capi dei Dicasteri sono i loro Segretari. Ciò è vero per quanto riguarda il lavoro amministrativo, la stesura dei discorsi e degli interventi del Prefetto e la preparazione dei documenti ufficiali. Ed è particolarmente vero nell'ambito del Culto Divino, dove il Cardinale Roche non è particolarmente noto per essere un lavoratore instancabile.
Monsignor Viola avrebbe potuto aspirare al cardinalato già sotto il pontificato di Papa Francesco (si veda la Lettera di Paix Liturgique dell'11 luglio 2024, Paix Liturgique France): Mauro Gambetti, un francescano come lui e un suo coetaneo, è diventato Arciprete della Basilica di San Pietro ed è stato creato cardinale, e Viola ha, almeno quanto Gambetti, le qualità richieste per ricoprire un alto incarico ecclesiastico. Vittorio Viola era Vescovo di Tortona prima di diventare Segretario per il Culto Divino nel 2021, succedendo a Monsignor Roche, che divenne Prefetto. Si è un puro prodotto dall'Università di Sant'Anselmo, l'ateneo romano dedicato alla liturgia, che ne fornisce professori a tutti i seminari e le università d'Italia. Viola stesso ha insegnato liturgia a Sant'Anselmo e ad Assisi.
La sua carriera ha ricevuto la "spinta" da Monsignor Domenico Sorrentino, prelato di Pompei, città che ospita un santuario molto frequentato dedicato alla Beata Vergine, poi Segretario della Congregazione per il Culto Divino e infine Vescovo di Assisi. Fu lì che conobbe Vittorio Viola, il quale ricopriva allora incarichi di responsabilità all'interno dell'Ordine Francescano, nelle diocesi della regione come responsabile della liturgia e altresì nell'amministrazione della Caritas. Fu in questa veste che organizzò un pranzo con i poveri per Papa Francesco durante la sua prima visita ad Assisi.
Vittorio Viola appartiene alla cerchia degli ammiratori e successori di Annibale Bugnini, l'artefice della riforma liturgica sotto il pontificato di Paolo VI. La figura di spicco di questa cerchia è Piero Marini, segretario di Bugnini, poi Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie sotto Giovanni Paolo II, nonché nemico personale di Joseph Ratzinger sia prima che dopo che divenne Benedetto XVI. Vittorio Viola fa dunque parte di questa tendenza, insieme ad altri come Corrado Maggioni, formatosi anche lui a Sant'Anselmo, dove poi divenne docente, e già Sottosegretario del Dicastero, e Aurelio García Macías, che attualmente ricopre questa stessa carica.
Vittorio Viola si è dunque affermato come interprete di Traditionis Custodes e dei testi che ne sono seguiti. Ha contribuito alla stesura del testo che lui e i suoi amici intendevano fungesse da rifondazione della riforma, la lettera apostolica Desiderio desideravi del 2022 ("Non vedo", scriveva Papa Francesco, "come si possa pretendere di riconoscere la validità del Concilio – sebbene mi sorprenda che un cattolico possa affermare il contrario – e non accettare la riforma liturgica").
È importante sapere che è Viola il responsabile dei divieti sistematici imposti finora ai giovani sacerdoti i cui vescovi chiedono al Dicastero il permesso di celebrare la Messa tradizionale in latino, secondo la procedura attualmente in vigore. È, quindi, l'interlocutore del vescovo Touvet di Fréjus-Toulon nel caso dei sei diaconi della comunità dei Missionari della Divina Misericordia, che attendono da due anni l'ordinazione sacerdotale.
Vittorio Viola porta con devozione l'anello episcopale di Annibale Bugnini, e ricopre la stess carica di Segretario della Congregazione per il Culto Divino, che fu un tempo quella di Bugnini. Si dice, tuttavia, che questa promozione sia stata una delusione per Viola, che era allora presentato come un giovane chierico promettente con il potenziale per diventare immediatamente prefetto della nuova liturgia. Ma forse il suo momento deve ancora arrivare. Forse Vittorio Viola, il discepolo, riceverà la porpora che Bugnini, il maestro, non è riuscito a ottenere. Lo stesso Viola, di cui Andrea Grillo, critico schietto della liturgia tradizionale, afferma senza esitazione: «Viola è più di sinistra di me».
Non importa! Per oltre cinquant'anni, i bugniniani hanno cercato di arrestare lo sviluppo della liturgia tradizionale, e hanno fallito. Lo sapete bene voi, cari sentinelle parigine, che recitate il rosario al numero 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 13:30, a Saint-Georges de La Villette, al numero 114 di avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00, e davanti a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15.



