Lettera 1397 pubblicata il 24 luglio 2026

LA LIBERTÀ DELLA LITURGIA TRADIZIONALE

È LA LIBERTÀ DELLA CHIESA





252ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI

La scorsa settimana, la Festa della Bastiglia è stata celebrata con lo sfarzo delle festività macroniste, commemorando la “libertà” conquistata dopo la presa della Bastiglia.

Noi che lottiamo per la libertà della liturgia affermiamo che essa non ha nulla a che vedere con quelle altre libertà. È fondamentale sottolinearlo. Alcuni ci dicono (soprattutto sociologi della religione, come Danièle Hervieu-Léger) che i difensori della liturgia tradizionale sono, in realtà, “moderni”, nemici dell’autorità, la quale essi venerano solo a parole, ma che poi agiscono solo secondo i propri capricci. Questo non è vero. Se è vero che nella nostra situazione paradossale, data l’onnipresenza della modernità, tale tentazione può esistere, bisogna non soccombere ad essa, e nemmeno dare l’impressione di soccomberne o causare scandalo, è importante avere idee chiare e principi saldi.


Ci sono due punti da considerare:


- Il punto dell'azione concreta, dove ci chiediamo: se la riforma liturgica permette mille cose in diecimila varianti, perché non dovrebbe permetterci anche di celebrare secondo la liturgia precedente? Perché, in un certo senso, siamo stati “invasi” e "occupati" liturgicamente, e non solo liturgicamente (si veda la difficoltà di insegnare il catechismo tradizionale). La nuova liturgia, imperfetta nella sua espressione dogmatica, prevale; la liturgia tridentina, chiara espressione della fede cattolica, è, nella migliore delle ipotesi, tollerata.


- Eppure, è necessario che viva. La nostra situazione è quindi in qualche modo simile a quella dei "reazionari" nei decenni successivi alla Rivoluzione: essi pretendevano, per quei principi che difendevano, la stessa "libertà" falsamente proclamata dai nuovi principi. In altre parole, si servirono della parte buona e nobile della nuova libertà per metterla al servizio della verità. Anche noi, poiché i nostri pastori permettono che tutto accada, rivendichiamo questo diritto di esistere per la liturgia tridentina. Inoltre, ci viene concessa solo con moderazione, perché «non c'è libertà per i nemici della libertà!». Ma così facendo, e assumendoci certi rischi di cui siamo consapevoli (relativizzazione dei diritti della verità), mettiamo in luce, almeno per i cattolici di buona volontà, il vero volto dell'innovazione liturgica: la persecuzione.


- L'altro punto riguarda i principi generali. Infatti, la parola libertà ha due significati, come giustamente ci ha ricordato Leone XIII in Immortale Dei (1885) e Libertas (1888):


- La vera libertà, che viene da Dio, supremamente libera, e che può dispiegarsi infallibilmente solo nel sommo bene che Egli stesso è, senza possibilità di peccato. A livello umano, questa libertà può fallire, il che è chiaramente un'imperfezione, perché la facoltà di peccare non è libertà, ma servitù. Per questo la legge – la legge umana quando merita questo nome come applicazione concreta della legge naturale, e la legge della Chiesa – ci aiuta, come un maestro, a fare il bene con saggezza e libertà.


- D'altro canto, esiste la falsa e oggettivamente diabolica libertà della modernità, che impone a ciascuno di essere responsabile solo di se stesso, di poter pensare e credere in completa "libertà" e agire secondo la propria convenienza. La sovranità di Dio viene sostituita da quella dell'uomo, sia a livello individuale che sociale (la "volontà generale").


Senza affermare che il cattolicesimo liberale che ci governa abbia semplicemente insediato il 14 luglio nella Chiesa, è indubbio che, in misura maggiore o minore, scende a compromessi con esso. Così come le dottrine attualmente in voga (ecumenismo, nuova morale, sinodalità) aggirano le norme dogmatiche, anche la liturgia riformata è più debole nel suo messaggio, più inventiva e più liberamente interpretabile, prendendo o tralasciando ciò che le pare dal "rubricismo" protettivo dell’antica liturgia. La nuova liturgia è una liturgia "più libera" dell’antica, e non in meglio.

Al contrario, difendiamo la vera libertà liturgica, inerente alla libertà della Chiesa. Affermiamo che nessuno può impedire alla Chiesa di predicare la verità secondo il Credo, né di adorare Dio e amministrare i sacramenti in modo tale che questo culto, la legge della preghiera, sia la pura espressione della legge della fede. Pertanto, non è per ragioni estetiche, per quanto pie, spirituali o mistiche esse possano essere, che difendiamo i diritti della liturgia tradizionale, ma semplicemente perché essa esprime, senza indebolirsi né assecondare il mondo, la Messa come sacrificio sacramentale, l'Ordine sacro come mandato dato agli uomini di cooperare al sacrificio di Cristo per i vivi e per i defunti, il Battesimo come liberazione dalle catene diaboliche del peccato originale, ecc.

Cari sentinelle parigine, voi che instancabilmente chiedete la libertà per la liturgia tridentina, possiate alla fine dire come san Paolo di aver combattuto la buona battaglia (2 Timoteo 4,7), voi che recitate il rosario al numero 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 13:30, a Saint-Georges de La Villette, 114 avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00, davanti a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15.