Lettera 1418 pubblicata il 23 settembre 2026

È POSSIBILE IL DIALOGO CON I TRADIZIONALISTI?

IL CARDINALE AVELINE, UNA FIGURA CHIAVE

261ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI

Sarà dunque il confronto l'unica via rimasta ai tradizionalisti per farsi ascoltare dai pastori della Chiesa? In effetti, si potrebbe pensare di sì.

Dal 2013, fatta eccezione per certe questioni amministrative (ad esempio, la riduzione allo stato laicale di sacerdoti), non c'è stato alcun dialogo tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Santa Sede. È stato necessario il fragore dell'annuncio della consacrazione di quattro vescovi perché il loro Superiore Generale venisse ricevuto brevemente dal Cardinale Fernández. Successivamente, solo l’imposizione di sanzioni a sacerdoti, religiosi e membri del Terz'Ordine, la cui severità ha sorpreso tutti. Ma padre Pagliarani non ha mai ottenuto l'udienza con il Papa che da tempo aveva ripetutamente richiesto. Una richiesta che, a quanto pare, è rimasta vana.

Tutti sanno che il pellegrinaggio Summorum Pontificum, previsto dal 23 al 25 ottobre, quest'anno non includerà la celebrazione della Messa nella Basilica di San Pietro. Tuttavia, la lettera, consegnata personalmente al Santo Padre il 17 dicembre 2025, conteneva non solo questa richiesta di celebrazione (che alla fine è stata negata), ma anche una seconda richiesta: i responsabili laici del pellegrinaggio internazionale chiedevano un'udienza con il Papa, richiamandosi al suo desiderio, espresso in un'intervista con Elise Ann Allen (Le pape Leo s’entretient avec Elise Ann Allen de Crux sur les questions LGBTQ+ et la liturgie | Fond), di incontrare i fedeli che praticano la liturgia tradizionale al fine di poter conoscerli meglio. Una richiesta apparentemente inutile.

Molto diversa invece, come ho accennato in una precedente lettera, è la situazione del dialogo in corso tra Roma e i vescovi tedeschi riguardo al Cammino Sinodale, in particolare tramite il presidente della Conferenza Episcopale, già vescovo Bätzing, ora vescovo Wilmer.

Dobbiamo ora cercare di capire il perché di tale diversità. Sembra che le contestazioni liberali siano semplicemente viste come un'“esagerazione” nel processo di attuazione dello spirito del Concilio Vaticano II, un processo che le autorità romane gestiscono con cautela per evitare il collasso del sistema. Ad esempio, la richiesta dei vescovi di conferire l’ordinazione sacerdotale a uomini sposati (si veda la recente dichiarazione del vescovo ausiliare di Ratisbona, nonché l'annuncio del vescovo di Anversa dicendo di essere pronto a procedere) viene sempre accolta con grande riguardo.

Al contrario, le richieste concernenti la libertà della liturgia tradizionale, sia della Messa che dei sacramenti, sono percepite come attacchi intollerabili a una sorta di norma costituzionale basata sui principi del Vaticano II. Nel mondo del dopo concilio, la libertà della lex orandi di prima è inconcepibile. La liturgia tradizionale subisce ora la censura dell'articolo 1 della Traditionis Custodes: “I libri liturgici promulgati secondo i decreti del Concilio Vaticano II sono l'unica espressione della lex orandi del rito romano”. Permettere una discussione su questo significherebbe “esporsi a sterili polemiche”, perché andrebbe di mezzo la “comunione ecclesiale” (Cardinale Arthur Roche). Punto.

Tuttavia, la liturgia tradizionale perdura, sofferente, è vero, ma più viva che mai. Domenica 13 settembre, sul canale CNews, durante il programma “En quête d'esprit” (Alla ricerca dello Spirito), condotto da Aymeric Pourbaix di France Catholique, erano presenti il Cardinale Aveline, Presidente della Conferenza Episcopale Francese, e Jean-Marie Guénois del Le Figaro, per analizzare le implicazioni della visita del Papa. Sulla questione liturgica, Jean-Marie Guénois non ha usato mezzi termini: la situazione da questo punto di vista è “traumatica”. Il Cardinale Aveline, da parte sua, si è limitato a rispondere con generalità sulle aspettative liturgiche dei giovani.

Ma è chiaro che il Cardinale è pienamente consapevole del problema. Consigliere fidato di Papa Leone XIV, organizzatore della sua visita in Francia e ora figura indispensabile in tutte le questioni relative alla Chiesa in Francia, non ci può essere dubbio che la pacificazione liturgica sia un tema ricorrente nei suoi colloqui con il Papa. Il vescovo Olivier de Cagny di Évreux è l’incaricato per questa questione presso la Conferenza Episcopale Francese, ma il cardinale Aveline è la figura chiave quando si tratta di individuare i mezzi per raggiungere tale pacificazione.

Insisto: nella situazione attuale, in cui i tradizionalisti sono certamente una minoranza, ma giovani e in costante crescita, e in cui i modernisti detengono ancora tutte le posizioni gerarchiche, ma all'interno di un'istituzione esaurita e quasi senza fiato, l'unica soluzione è accettare di fatto, e non necessariamente tramite un motu proprio, una coesistenza, e dunque una libertà più informale ma più reale di quella organizzata dal Summorum Pontificum.

È per questa serena libertà di accedere alla Messa e ai sacramenti tradizionali che i partecipanti alle veglie parigine recitano il Rosario al numero 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 13:30, a Saint-Georges de La Villette, al numero 114 di avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00, e davanti a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15.