Lettera 1429 pubblicata il 22 ottobre 2026
ANDREA GRILLO
DISTRIBUISCE I MARCHI DELL’INFAMIA...
DIFENDERE LA MESSA TRADIZIONALE
SAREBBE PER LUI ERETICO
UNA BUONA ARGOMENTAZIONE PER FAR CAPIRE
LE NOSTRE RAGIONI PER CONTINUARE A SEGUIRE
LA LITURGIA E IL CATECHISMO TRADIZIONALI
Andrea Grillo, difensore irriducibile – contro ogni buon senso – delle derive moderniste, ha attaccato l’arcivescovo di San Francisco, mons. Cordileone, accusandolo di «interpretazione scismatica dell’unità e di riprendere le argomentazioni di mons. Lefèbvre» dopo che il vescovo americano aveva constatato che vi è meno unità nella Chiesa con il *Traditionis Custodes* rispetto al periodo del *Motu Proprio Summorum Pontificum*.
Sul suo blog, l’insegnante del Collegio Sant’Anselmo di Roma, tanto più loquace quanto più la sua influenza va scemando, si lancia in una lunga requisitoria: « « La cosa più incredibile nell’intervento di Cordileone è il suo tentativo di far passare l’anti-concilio che egli propugna – vale a dire la resistenza viscerale alla riforma liturgica – per l’appello alla misericordia lanciato dal “buon papa” all’inizio del suo discorso di apertura ».
Poi smonta uno ad uno i suoi argomenti. Per quanto riguarda i giovani cattolici – che pure sono numerosi ad affollare le messe tradizionali e i pellegrinaggi della Tradizione, a Chartres e altrove: «È chiaro che il problema dei giovani esisteva già ai tempi di Guardini, e persino prima di quelli di Rosmini. Attribuire il “rinnovamento” della partecipazione ai riti cristiani alla contraddizione della riforma liturgica è falso e disonesto. Significa confondere causa ed effetto e illudersi. È grave che un arcivescovo utilizzi la propria autorità per avallare una cosa che, se esagerata, suona falsa».
Successivamente, Andrea Grillo stigmatizza mons. Cordileone, con il pretesto che egli si allinei alla critica del Concilio espressa illo tempore da mons. Lefebvre: «È sorprendente che affermazioni così errate possano essere state pronunciate da un membro della Segnatura Apostolica. Ma è interessante vedere come Cordileone sviluppi, nel suo discorso, l’affermazione paradossale: «C’era una maggiore unità con la Summorum Pontificum che con la Traditionis Custodes». È utile comprendere come Cordileone concepisca questa presunta «unità». Ciò emerge chiaramente dalla sua ricostruzione della storia postconciliare. Tale ricostruzione, infatti, tradisce un’interpretazione profondamente tradizionalista, mutuata proprio da Marcel Lefebvre».
Egli indica, tra l’altro, il peccato supremo del cattolicesimo secondo i sostenitori del modernismo sinodale: non è perdere tre quarti dei fedeli lungo il cammino, come hanno fatto i vescovi dell’Europa occidentale a partire dagli anni ’60, non è ordinare uomini sposati, come Mons. Bonny, vescovo di Anversa, promette di fare per il 2028, non è benedire pratiche contro natura, come in Sudamerica o nella Germania occidentale – è sostenere la Tradizione e la Messa tradizionale. Andrea Grillo chiede chiaramente stivali, un rogo e una torre di guardia contro tutte le opinioni contrarie: «La singolare ricostruzione di Cordileone, in realtà, si identifica con una lettura tradizionalista del cattolicesimo e definisce “unità” una condizione scismatica di divisione. Si tratta, infatti, di un’interpretazione scismatica dell’unità».
Per inciso, ovviamente, Andrea Grillo rifiuta ogni dialogo: «Solo l’unità sulla via aperta dai novi ordines permette di preservare tutta la diversità, all’interno di un rito “aperto” e “flessibile”. Pensare che l’unità derivi da un «servizio» rituale tra riti contraddittori sembra una soluzione irresponsabile, che garantisce una comunione falsa, artificiale e illusoria».
Andrea Grillo e l’eresia: la pagliuzza e la trave
Come sottolinea Catholix, è piuttosto curioso vedere Andrea Grillo accusare i suoi oppositori di eresia. Lui stesso non ha esitato a cadere nell’eresia per contestare canonizzazioni che non è riuscito a impedire, feste religiose o persino i miracoli eucaristici.
«Nel giugno 2025, Andrea Grillo, sempre sul suo blog, se la prendeva con Carlo Acutis, la cui canonizzazione era imminente. Rimproverandogli soprattutto… di essere un buon cristiano.
«Fin dall’inizio del suo post, va completamente fuori di testa, rimproverando al giovane che presto diventerà santo il suo interesse per i miracoli eucaristici – che ha raccolto su un sito web tradotto in diverse lingue e per i quali ha allestito una mostra che ne presenta più di cento.
«Fin dall’inizio del suo post, va completamente fuori di testa, rimproverando al giovane che presto diventerà santo il suo interesse per i miracoli eucaristici – che ha raccolto su un sito web tradotto in diverse lingue e per i quali ha allestito una mostra che ne presenta più di cento.
Soprattutto, Andrea Grillo gli rimprovera di non dare peso agli errori commessi dopo il Concilio e, in particolare, ai propri: «Come è possibile che un giovane beato possa trasmettere una teologia eucaristica così antiquata, così pesante, ossessiva, concentrata su aspetti non essenziali e così trascurata rispetto alle questioni decisive? Come è possibile che tutti i progressi compiuti dalla Chiesa negli ultimi 70 anni, in termini di comprensione del valore ecclesiale dell’Eucaristia e della sua celebrazione, siano stati trasmessi in modo così distorto a questo giovane e appassionato divulgatore, al punto da suggerirgli una comprensione così lacunosa, così difettosa, così unilaterale? Chi lo ha spinto a interessarsi ai «miracoli», trascurando il vero miracolo?».
Nel suo post, Andrea Grillo rimprovera a Carlo Acutis le sue devozioni, le sue preghiere, la sua assidua partecipazione alla Messa, il suo interesse per i miracoli eucaristici, l’Adorazione e la Storia della Chiesa. «Carlo Acutis è effettivamente il modello del buon cristiano, un modello di vita per i giovani, e questo fa infuriare Andrea Grillo. Carlo Acutis non si è lasciato andare a discorsi pieni di odio e incomprensibili, ha edificato con le sue azioni, ha partecipato alla Messa ogni giorno, ha adorato, ha pregato per il prossimo e per le anime del Purgatorio, ha recitato il rosario, ha aiutato, è stato caritatevole ed è stato un modello di buona morte – inserendosi nella Tradizione e nella Storia della Chiesa, come tanti santi e beati prima di lui. Passerà alla storia, con la sua fede semplice, accessibile a tutti, che ha voluto rendere ancora più accessibile ricorrendo all’informatica. E questo fa disperare Andrea Grillo, che lascerà dietro di sé solo una montagna di carta», sottolineava ancora *Paix Liturgique*.
Tra l’altro, Andrea Grillo attacca senza mezzi termini i miracoli eucaristici e afferma, senza alcun pudore, che Carlo Acutis sia stato manipolato: «La scortesia eucaristica non è il problema del giovane Carlo, la cui breve vita porta ancora in sé un barlume di speranza. Il problema non riguarda l’adolescente, ma gli adulti che gli mettono in bocca quelle parole, quelle immagini, quelle ricostruzioni, quegli interessi squilibrati e malsani. È una scortesia eucaristica che non si vergogna di scrivere prefazioni, presentazioni e introduzioni che sembrano, sì, scritte da adolescenti privi di qualsiasi formazione teologica sul “vero” e “unico” miracolo eucaristico della comunione ecclesiale».
A seguito di queste sue affermazioni, e dopo una condanna «mezzo voce» da parte del Vaticano, il Collegio Sant’Anselmo prende le distanze da Andrea Grillo senza però licenziarlo: «L’Ateneo Pontificio Sant’Anselmo prende decisamente le distanze da quanto espresso individualmente da alcuni docenti che, a titolo personale e sotto la loro sola ed esclusiva responsabilità, pubblicano sui propri siti o blog tesi, opinioni o posizioni personali. In realtà, esse non rispecchiano ciò che viene insegnato nelle diverse facoltà del nostro Ateneo, il quale accoglie e trasmette pienamente, con piena fiducia e obbedienza alla fede – nella prospettiva di una sana dialettica su cui si fonda la vera ricerca teologica – l’insegnamento della Chiesa e del Pontefice romano»
Quindici giorni dopo, poco illuminato dalla presa di distanza del Collegio Sant’Anselmo rispetto alla sua accusa contro Carlo Acutis, Andrea Grillo se la prende con la Festa del Corpus Domini: «così decide che la processione del Corpus Domini, che i fedeli coraggiosi e ignoranti amano tanto, non è un “doppione” » – termine che si deve al liturgista Jungmann e che era caro ai riformatori che, ad esempio, soppressero l’offertorio perché era un «doppione» del canone – «doppione» incoerente rispetto alla natura stessa della celebrazione eucaristica e alla sua radiosa evoluzione teologica».
Come spiega allora Paix Liturgique, «di fatto, nel suo articolo, Grillo si lancia in una serie di spiegazioni storiche che probabilmente non ha riletto e che, di conseguenza, non sono molto chiare. Ma ne emerge che egli aderisce alla tesi dei riformatori degli anni ’70: salvo eccezioni (ad esempio, i vespri seguiti da un saluto al Santissimo Sacramento), la celebrazione della presenza eucaristica non deve essere separata dalla Messa che si conclude con la comunione. Secondo lui, è anti-liturgico impartire una benedizione eucaristica o effettuare una processione con il Santissimo Sacramento subito dopo aver ricevuto la Comunione durante la Messa: «Se la celebrazione eucaristica è appena terminata e ci rivolgiamo al Santissimo Sacramento per una benedizione eucaristica, creiamo un “doppione”, seppur minore, che testimonia l’ignoranza di ciò che è appena accaduto».
Messa in discussione della transustanziazione
Già nel 2017, accusato di far parte di un comitato segreto del Vaticano sulla Messa ecumenica, incaricato di elaborare una futura Messa che unisse cattolici modernisti e luterani – al fianco del futuro cardinale Roche e di mons. Piero Marini –, Andrea Grillo si scaglia contro la transustanziazione e riversa fiumi di inchiostro per offuscare un concetto peraltro semplice: «Quando il Concilio di Trento accenna alla transustanziazione, la considera la spiegazione più appropriata della presenza reale, ma il Concilio di Trento non la confonde mai con il mistero, che può assumere diverse descrizioni. » Grillo ha affermato che la transustanziazione «non è l’oggetto della fede, ma uno strumento per comprendere tale oggetto, che è la presenza di Cristo nell’Eucaristia».
E queste non sono le uniche affermazioni contenute nel suo articolo pubblicato sul blog il 2 novembre 2017, in cui attacca la transustanziazione, criticata con veemenza dai protestanti: «L’attenzione alla “presenza sostanziale sotto le specie” ha distolto profondamente l’attenzione dalle altre forme di presenza del Signore, nella Parola, nella preghiera, nell’assemblea; la “presenza sostanziale sotto le specie” ha ridotto il peso della “presenza ecclesiale” del Corpo di Cristo, che rimane sempre l’effetto principale della celebrazione eucaristica; l’attenzione alla «sostanza» ha portato a una pratica degli accidenti che oscilla tra indifferenza e ritualismo, rischiando di perdere la logica simbolica delle sequenze rituali; la stessa celebrazione eucaristica ha risentito dell’ingerenza di una lettura intellettualistica della presenza, che ha ridotto l’importanza dei gesti, delle sequenze e delle coerenze interne all’azione rituale; infine, ma forse soprattutto, la separazione tra «sacrificio» e «comunione» – frutto del conflitto con la tradizione protestante – non ha favorito una comprensione unitaria del rito eucaristico e la continuità tra sacrificio e banchetto. »
O ancora, qualche riga più avanti: «Il centro dell’Eucaristia non è una “consacrazione del pane e del vino”, ma l’ascolto della Parola e della preghiera anaforica che aprono al rito della comunione. Questa ampia comprensione dell’Eucaristia necessita di una “teoria della presenza” più vasta.». E non esita a semplificare ulteriormente il suo ragionamento: «La transustanziazione non è un dogma e, in quanto spiegazione, ha i suoi limiti. Ad esempio, contraddice la metafisica." Pur a costo di contraddire apertamente il Concilio di Trento, il Catechismo della Chiesa Cattolica e la Tradizione della Chiesa – è proprio perché Andrea Grillo vuole passare alla posterità. Anche se queste sciocchezze erano già state inventate prima di lui, a Cambrai, nel 1830.
È difficile immaginare che Andrea Grillo insegni teologia sacramentale in uno degli istituti religiosi più prestigiosi di Roma, e allo stesso tempo attacchi la transustanziazione… eppure è proprio così!
Andrea Grillo contro le ostie rotonde
Persino la forma rotonda dell’ostia non trova grazia ai suoi occhi: «Vorrei esprimere una preoccupazione riguardo alla forma rotonda dell’ostia. Credo che, se è del tutto naturale che il pane eucaristico sia rotondo – e l’Hostia Magna lo è sempre –, sia difficile capire perché anche l’ostia debba esserlo. Forse come imitazione in miniatura del pane intero. Ma bisogna riconoscere che la forma rotonda dell’ostia rischia di cancellare un’esperienza fondamentale del rapporto tra il Signore e la sua Chiesa […] L’ostia deve essere un frammento, non un tutto in miniatura. Il frammento può avere qualsiasi forma, tranne quella rotonda, che è quella del tutto»
Sullo sfondo di tante eresie, le affermazioni di Grillo a favore del ministero femminile, o le sue accuse contro la Messa tradizionale che nel 2020 descriveva come «rinchiusa nel passato storico, inerte e congelata, senza vita e senza vigore… non ci potrà essere risurrezione per lei», non possono certo sorprendere…
Chi semina divisione raccoglie la tempesta liturgica
Catholix pone quindi le domande scomode – poiché è importante dare un nome ai mali: «Chi accusa i propri oppositori di peccare contro l’unità, mentre attacca con odio tutto ciò che non può contrastare?» – è un fatto innegabile che l’influenza di Andrea Grillo a Roma stia diminuendo. Persino il suo stesso schieramento è stanco dei suoi ripetuti eccessi.
E per ribaltargli la domanda: come mai un teologo che si spinge così in là nell’eresia, con il pretesto di difendere contro il buon senso anche le derive più moderniste, possa ancora insegnare teologia sacramentale in uno degli istituti religiosi più noti di Roma, se non del mondo cristiano?
Come egli stesso riconosce, «un esame di coscienza di fronte a questo imbarazzante paradosso è diventato urgente per tutta la Chiesa cattolica», le sue pubblicazioni «hanno il merito di metterlo in luce pubblicamente e apertamente».



