Lettera 1392 pubblicata il 9 julho 2026
ROMA-ÉCONE:
DOPO LA GUERRA,
NEGOZIAZIONE PER UNA PACE LITURGICA?
250ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI
Cari amici: Éconé, 1° luglio, consacrazione davanti a una folla di quattro vescovi. Roma, 2 luglio, dichiarazione di scomunica di massa di consacratori, consacrati, sacerdoti della FSSPX e di tutti i fedeli che aderiscano allo "scisma" da parte del Cardinale Fernández, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Insomma, è guerra.
Ora vi propongo un'idea molto semplice. Dove c'è guerra, c'è negoziazione, per stabilire una pace solida. Perché c'è un tempo per combattere e un tempo per negoziare. Perché non dovrebbe arrivare il tempo di negoziare una pace liturgica? Al momento sembra impossibile, soprattutto perché la chiave della questione risiede nel Concilio e nella liturgia che lo esprime. Tuttavia, è impensabile che oggi sia possibile una qualsiasi variazione.
Solo il Magistero vivente, rivestito di nuovo della sua infallibilità, potrà un giorno risolvere definitivamente il dibattito. Questo è, infatti, un aspetto del problema: il silenzio del Magistero infallibile. Nel frattempo, però, entrambe le parti farebbero bene a stabilire un modus vivendi. Roma ne avrebbe interesse a causa dei valori conciliari che proclama. Non può rimanere al livello delle scomuniche di altri tempi, data la sua natura ecumenica. Ancor più che con gli ortodossi, gli anglicani e i luterani, è tenuta a impegnarsi nel dialogo, a valutare ciò che la separa dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X e a lavorare per passare da una “comunione imperfetta” a una “piena comunione”, secondo i concetti sviluppati dal Concilio Vaticano II. Francamente, nessuno capisce perché Roma accetti tutto da cattolici manifestamente fuorviati, come i fedeli e i vescovi del Cammino Sinodale Tedesco, o persino le organizzazioni cattoliche LGBT; perché accetti di negoziare con loro e di cercare soluzioni di compromesso, mentre non offre nulla a coloro che desiderano continuare a credere e celebrare come prima.
Anche Ecône ne avrebbe interesse. Senza dubbio, vedendo le tante tribolazioni delle comunità Ecclesia Dei, sa quante delusioni attendono coloro che confidano nella Roma odierna e quante amare pillole dovranno ingoiare. Ma nella situazione attuale, che potrebbe protrarsi ancora a lungo, è necessario mantenere i contatti ed evitare l'isolamento per prepararsi al futuro.
In un'intervista a Jean-Marie Guénois su Le Figaro del 24 giugno 2022, il Cardinale Aveline ha ironicamente citato una dichiarazione del Vescovo Fellay del 7 giugno 2012: «Uno dei maggiori pericoli [per la Fraternità Sacerdotale San Pio X] è quello di finire per inventare un'idea di Chiesa che sembri ideale, ma che in realtà non trovi riscontro nella storia reale della Chiesa. Alcuni sostengono che per operare "in sicurezza" nella Chiesa, bisogna prima purificarla da ogni errore. […] Tuttavia, i santi riformatori non l'hanno abbandonata per combattere questi errori».
In pratica, dunque, dobbiamo concordare di trovare un modus vivendi senza, per il momento, dibattere sul Concilio Vaticano II. Il cardinale Aveline, la cui influenza a Roma è oggi considerevole, ha affermato nella stessa intervista: «Ad oggi, mi sembra che la cosa più importante non sia cercare di raggiungere un accordo dottrinale, che lo stesso Benedetto XVI finì per mettere da parte».
Infatti, come nelle negoziazioni asimmetriche tra due belligeranti, uno debole e l'altro forte, il raggiungimento di un risultato provvisorio richiede che la parte forte offra solide garanzie e che la parte debole accetti il rischio di abbandonare la propria posizione inamovibile. In questo caso, alla parte debole viene richiesto di accettare di «vivere la tradizione», come diceva l'arcivescovo Lefebvre, non più ai margini, ma nel mezzo.
Il diritto canonico ha il vantaggio di un'estrema flessibilità ed è capace di grande inventiva. Ad esempio, la soluzione potrebbe comportare la concessione alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla stregua dui una Chiesa Uniata Orientale, del diritto di nominare i propri vescovi, ai quali Roma concederebbe automaticamente la comunione, e in generale godrebbe di sufficiente autonomia disciplinare. Ciò che la Fraternità Sacerdotale San Pio X dovrebbe concedere in cambio sarebbe l'accettazione del rischio di un certo grado di commistione (tra gli innumerevoli esempi, i suoi vescovi potrebbero celebrare cresime e ordinazioni fuori del loro ambiente, e i sacerdoti al di fuori della Fraternità potrebbero celebrarle secondo il rito tradizionale nei loro apostolati).
Mi direte che, secondo la mia ipotesi, Roma darebbe quasi tutto ed Ecône quasi nulla. Conoscendo entrambe le parti, questo è tutt'altro che scontato. Soprattutto, mi direte che sto solo sognando ad alta voce e che oggi nessuno mi ascolta. Ma forse domani? Domani, pace liturgica. Bisogna avere pazienza…
A proposito di pazienza, vorrei sottolineare che questa è la 250esima settimana che le sentinelle pregano per le strade di Parigi affinché l'arcivescovo ci conceda la pace liturgica nella capitale. Questa è la nostra 250esima settimana di pazienza!
Reciteremo quindi il rosario per la 250esima volta: al numero 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 13:30; presso la chiesa di Saint-Georges de La Villette, al numero 114 di avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00; Davanti a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15.



