Lettera 1364 pubblicata il 28 aprile 2026

LA NOSTRA SCELTA DELLA MESSA TRADIZIONALE

È UNA QUESTIONE DI CONFESSIONE DELLA FEDE


240ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI

Nella mia Lettera 1358 del 15 aprile 2026 (Lettre 1358 du 15 avril 2026), a seguito dell’incontro della Conferenza Episcopale Francese (CEF) a Lourdes, segnalato che i nostri vescovi sembrano contemplare un’eventuale accettazione dei tradizionalisti, ma in modo “assimilazionista”, e certamente non tale e quale sono. Sono disposti a concedere loro, seppur sotto stretta supervisione, la Messa tridentina, ma con l'adozione del nuovo lezionario e calendario liturgico, senza la celebrazione degli altri sacramenti – battesimo, matrimonio, cresima – e soprattutto a condizione che cessi l'esclusivismo dei sacerdoti delle comunità Ecclesia Dei che si rifiutano, totalmente o con pochissime eccezioni, di celebrare secondo il nuovo messale.

È da osservare, innanzitutto, che nonostante ciò, i nostri vescovi non si mostrano disposti nemmeno a permettere ai sacerdoti diocesani, che generalmente celebrano la Messa secondo il nuovo rito, di celebrarla anche secondo l'usus antiquior. Sono infatti perfettamente consapevoli che questi sacerdoti diocesani si appoggiano moralmente sui sacerdoti dediti al rito tradizionale, siano essi appartenenti alla FSSP, alla FSPX, all'ICRSS o all'IBP.

In realtà, i vescovi francesi ammettono ingenuamente di desiderare la presenza di sacerdoti provenienti da queste comunità nelle loro diocesi, giacché non dispongono più di personale sufficiente per badare a tutto il lavoro pastorale. I sacerdoti tradizionalisti dovrebbero celebrare la liturgia ordinaria, magari con qualche possibilità di celebrarla secondo il rito VOM. Tutto ciò a beneficio della "comunione" ecclesiale. Insomma, vogliono avere tutto quanto, per così dire. Vogliono poter sfruttare le vocazioni provenienti da queste comunità, ma eliminando ciò che attrae i giovani ad esse: il desiderio di essere sacerdoti per la liturgia tradizionale.

Il Nunzio Apostolico in Francia, l'Arcivescovo Migliore, che sovrintende alla nomina dei vescovi in Francia, ha detto a un rappresentante delle comunità Ecclesia Dei che prima o poi sarebbero state costrette a celebrare la nuova Messa anche nei loro seminari. Il suo interlocutore ha replicato che ciò avrebbe soffocato le vocazioni che oggi riescono ad attrarre. Celestino Migliore ha ribattuto: "Allora, a che servono tali vocazioni?".Questo ci porta al cuore del problema: gli attuali leader della Chiesa non hanno fatto un solo passo avanti sin dal Concilio Vaticano II nella loro fissazione ideologica sul Vaticano II e sulla riforma liturgica: né l’uno né l’altra possono essere messi in discussione. Indipendentemente dal fiasco pastorale, dai seminari vuoti e dall'indebolimento della fede.

Papa Leone XIV, nei suoi commenti sulla Messa tradizionale in latino, contenuti nel libro di interviste con la giornalista Elise Ann Allen, Léon XIV, ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI (Penguin Peru, 2025), disponibile sul sito web di Crux (Le pape Leo s’entretient avec Elise Ann Allen de Crux sur les questions LGBTQ+ et la liturgie | Fond), ha espresso la sua incomprensione: «Gli ‘abusi’ in quella che chiamiamo la Messa del Concilio Vaticano II non hanno aiutato coloro che cercavano un’esperienza più profonda di preghiera, un contatto con il mistero della fede che sembravano trovare nella celebrazione della Messa tridentina». E a coloro che sono legati all’antica Messa, si li chiede: «Ebbene, se celebriamo correttamente la liturgia del Vaticano II, trovate davvero una grande differenza tra questa esperienza e quell’altra?».

Sì, troviamo una differenza significativa, una differenza che incide sulla fede cattolica. È possibile che la nuova liturgia, celebrata degnamente, anche in latino, possa offrire a coloro che la celebrano o vi assistono una “più profonda esperienza di preghiera”, ma certamente non lo stesso “contatto con il mistero della fede”, o almeno non un contatto più profondo. Ciò che critichiamo nella nuova liturgia della Messa, per dirlo in una parola, è che è meno buona a quella che si proponeva di sostituire. La nostra prima critica è che ha oscurato la chiara espressione del sacrificio propiziatorio di Cristo che ci viene offerta dalla Messa tridentina e, di conseguenza, che ha indebolito la manifestazione della trascendenza dell'atto sacramentale, il dispiegarsi del potere sacerdotale e l'adorazione della Presenza Reale. Ciò che critichiamo della nuova liturgia battesimale è che ha cancellato la tonalità che il sacramento ha nel rito tridentino come lotta contro il diavolo per strappargli un'anima macchiata dal peccato originale, e così via.

Ci troviamo dunque di fronte alla scelta tra una liturgia debole nella sua espressione della fede e una liturgia piena e completa da questa prospettiva. E noi scegliamo quest'ultima. In definitiva, è una questione di confessione della fede. Ecco perché optiamo per la lex orandi "ricca".

Diciamo, ripetiamo e spieghiamo tutto questo da più di cinquant'anni. Ma non siamo ingenui: comprendiamo appieno che, rivendicando la libertà e la pace liturgica nome di questo valore superiore del Rito Tridentino, poniamo un interrogativo legittimo ai nostri pastori, un interrogativo che rientra nel loro magistero e al quale preferiscono rispondere, o meglio evitare di rispondere, con vessazioni, persecuzioni, divieti e restrizioni. La verità è che, davanti a Dio, in quanto dottori della fede istituiti, sono tenuti a rispondere a questa domanda: l'affermazione secondo la quale la Messa tridentina esprime la reiterazione incruenta del sacrificio di Cristo in modo più chiaro della Messa di Paolo VI è passibile di censura ecclesiastica? Tutto il resto è mera retorica.

E come qualcuno che interroga permanente le autorità ecclesiastiche, le nostre sentinelle parigine non cessano mai di recitare il rosario al numero 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00. fino alle 13:30, presso Saint-Georges de La Villette, 114 avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00, di fronte a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15.