Lettera 1395bis pubblicata il 20 juillet 2026
I PAPISTI RACCONTANO DEL PAPA?
MA LA CHIESA È PRIMA DI TUTTO UNA MADRE
UN ARTICOLO DI JEAN-PIERRE MAUGENDRE,
PRESIDENTE DI CATHOLIC RENAISSANCE
La legittimità della FSSPX si fonda sulla richiesta dei fedeli di una professione di fede e di morale integralmente cattolica, nonché sull’amministrazione dei sacramenti in piena armonia con tale insegnamento. Ma chi potrà negare che le ordinazioni del 1° luglio 2026 collochino la FSSPX in una posizione marginale, certamente stabile e protettiva, ma che tuttavia non è priva di pericoli?
La Chiesa è una madre. Non può lasciare i propri figli in un vicolo cieco...
«È per noi un dolore immenso, immenso, pensare di essere in difficoltà con Roma a causa della nostra fede!» Così si esprimeva mons. Lefebvre il 29 giugno 1976, a Écône, in occasione delle ordinazioni sacerdotali che egli celebrava contro la volontà del Sommo Pontefice, papa Paolo VI. Poi ci furono le consacrazioni del 1988, seguite immediatamente dalla scomunica dei prelati consacranti (NNSS Lefebvre e de Castro-Mayer) e dei vescovi consacrati, la revoca delle scomuniche da parte di papa Benedetto XVI nel 2009, poi nuove consacrazioni episcopali contro la volontà di papa Leone XIV il 2 luglio 2026, seguite da scomuniche che sembrano ormai volersi estendere ai sacerdoti e ai laici che aderirebbero «formalmente» allo «scisma», così dichiarato.
Innanzitutto la salvezza delle anime
Seguendo la tradizione intellettuale e spirituale di mons. Lefebvre, l’attuale Superiore generale della Fraternità San Pio X, l’abate Davide Pagliarani, ha ripetutamente espresso la propria fedeltà alla Santa Sede, manifestando il desiderio di poter incontrare Leone XIV, cosa che non è stata possibile poiché il Papa ha rifiutato di accogliere tale richiesta. Il 24 giugno è stata pubblicata una «Professione di fede cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X per illuminare le anime di fronte agli errori moderni», che ad oggi non ha ricevuto risposta. Da quando il 2 luglio il cardinale Victor-Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha dichiarato lo scisma tramite un decreto e una nota, i social media si sono infiammati e i canonisti si sono scontrati in discussioni minuziose che farebbero sembrare il Corano un’opera di alta spiritualità. I canonisti concordano tuttavia in generale nell’osservare che una nota del Dicastero per la Dottrina della Fede non è un documento tale da revocare le deleghe di potere concesse alla FSSPX dallo stesso Papa Francesco per le confessioni, chiedendo ai vescovi diocesani di concedere queste stesse deleghe di potere per i matrimoni! Non spetta al sottoprefetto di Avesnes-sur-Helpe, simpatica capitale dell’Avesnois, abrogare un decreto del Presidente della Repubblica! Sono quindi da prevedere numerosi ricorsi e richieste di chiarimenti, se non addirittura contestazioni. Ricordiamo innanzitutto, come ha sempre affermato mons. Lefebvre, che la FSSPX, non avendo alcuna giurisdizione, dichiara di limitarsi a rispondere alle esigenze dei fedeli. Sono proprio i fedeli, alla ricerca di una dottrina sicura e di sacramenti dal significato non indebolito, a conferire alla Fraternità San Pio X una forma di giurisdizione in via eccezionale.
Questi laici non hanno la pretesa di salvare la Chiesa, chiedono semplicemente alla Fraternità San Pio X ciò di cui hanno bisogno per la loro salvezza e che ritengono di trovare altrove solo in modo troppo aleatorio e incerto: ciò che bisogna credere (un catechismo integralmente cattolico), ciò che bisogna fare (la morale cattolica) e i mezzi per vivere le esigenze del Vangelo: i sacramenti. Questo leitmotiv della salvezza delle anime è ricorrente nel bellissimo documentario in tre parti, *Traditio*, che la Fraternità San Pio X ha appena pubblicato online. Tutto nella Chiesa, come nella Fraternità, è orientato alla salvezza delle anime. Bisogna però credere che questa salvezza non sia scontata, in nessuna religione e a prescindere dal proprio comportamento. Le disgrazie dei nostri tempi fanno sì che il versetto evangelico «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,16) non sembri più essere condiviso da molti stessi ecclesiastici. Purtroppo, alcune dichiarazioni o comportamenti eterodossi ai vertici della Chiesa (come la dichiarazione di Abu Dhabi di Papa Francesco sulla pluralità delle religioni che corrisponderebbe alla volontà di Dio, l’incontro interreligioso di Assisi di Papa Giovanni Paolo II nel 1986, della processione della Pacha Mama nei giardini vaticani nel 2019) o misure disciplinari in contrasto con la tradizione della Chiesa (benedizione delle coppie omosessuali, accesso alla comunione per i divorziati risposati) seminano confusione tra il popolo di Dio e mettono, di fatto, a rischio la sua salvezza. Naturalmente, non si tratta di gettare discredito sui fedeli e sui sacerdoti che, anno dopo anno, nelle loro parrocchie cercano di rendere a Dio il culto che gli è dovuto e aderiscono alle verità della fede, sforzandosi di vivere secondo la volontà divina. È tuttavia un dato di fatto che vivere serenamente secondo le pedagogie tradizionali della fede (catechismo, liturgia, sacramenti, predicazione) sia oggi reso precario dalla crisi della Chiesa e dall’incapacità della gerarchia. «L’esperienza della Tradizione» portata avanti dalle comunità ex Ecclesia Dei e da alcuni sacerdoti diocesani è, in particolare dopo la promulgazione del motu proprio Traditionis custodes (16/07/2021), spesso una lotta continua, nella migliore delle ipotesi un regime di tolleranza che tradisce una forma di disprezzo poco evangelico. Alcuni temi sono stati riportati dai media: le pressioni esercitate sull’associazione ND de Chrétienté affinché venisse celebrata la nuova messa in occasione del pellegrinaggio di Pentecoste da Parigi a Chartres, il passaggio al rito riformato della Congregazione delle Domenicane dello Spirito Santo, fondata dall’abate Berto, teologo di mons. Lefebvre durante il Concilio Vaticano II, l’impossibilità per i cinque diaconi dei Missionari della Divina Misericordia (il sesto ha ceduto ed è ora malato) di essere ordinati sacerdoti, conformemente al loro statuto, secondo il rito romano tradizionale, le incertezze sulla possibilità per i sacerdoti appena ordinati in questa stessa comunità di poter celebrare la Messa tradizionale e amministrare i sacramenti secondo l’antico rituale… Dietro questi alberi si nasconde la foresta di una persecuzione episcopale, quasi generale, costante, il cui direttore d’orchestra sembra essere il nunzio a Parigi, mons. Celestino Migliore, ormai in partenza dopo aver lasciato dietro di sé un campo di rovine: espulsione della Fraternità San Pietro dai suoi apostolati a Digione, Quimper e Valence, il divieto in alcune diocesi di celebrare battesimi e cresime secondo il rito tradizionale, la limitazione dei matrimoni ai luoghi in cui si celebra abitualmente la Messa tradizionale, la limitazione del numero di bambini ammessi al catechismo.
Con conseguenti depressioni e trasferimenti di sacerdoti. I «perseguitati» temono di peggiorare la propria situazione parlando dell’argomento e i «persecutori» sono senza dubbio consapevoli che, in un’epoca di apertura, inclusione e dialogo a tutto campo, tali comportamenti risulterebbero un po’ fuori luogo. Risultato: un’omertà totale su una delle piaghe purulente della Chiesa contemporanea in Francia.
La Chiesa è una madre
Se la Chiesa è una madre, i suoi rappresentanti non sono sempre padri, ma troppo spesso semplici funzionari ecclesiastici. È proprio questa maternità della Chiesa che le impedisce di lasciare i propri figli in un vicolo cieco: mettersi ai margini di un’autorità istituzionale (carente) e allontanarsi dalla struttura visibile della Chiesa per avere accesso, in pace, a una dottrina sicura e a sacramenti dal significato inequivocabile, segni tangibili ed efficaci della grazia invisibile. In Francia non è possibile che la scelta dei genitori per i propri figli sia tra una scuola considerata scismatica perché gestita dalla Fraternità San Pio X o da comunità amiche di suore domenicane e un’istruzione, detta cattolica, convenzionata con lo Stato, in cui il programma EVARS (Educazione alla Vita Affettiva, Relazionale e Sessuale) violerà la responsabilità dei genitori in questo ambito intimo e introdurrà i loro figli, fin dalla scuola materna, a tutte le forme di perversioni sessuali e di contraccezione.
Poiché è madre, la Chiesa ci ricorda, in un testo certamente discutibile ma che oggi costituisce la norma, che: «Ogni volta che la necessità lo richieda o che se ne avverta una vera utilità spirituale, e a condizione di evitare ogni pericolo di errore o di indifferentismo, è consentito ai fedeli che si trovino nell’impossibilità fisica o morale di ricorrere a un ministro cattolico, di ricevere i sacramenti della penitenza, dell’Eucaristia e dell’unzione degli infermi da ministri non cattolici, nella Chiesa dei quali tali sacramenti sono validi. » (Can. 844 § 2). Ciò che vale per i ministri che si dichiarano non cattolici vale, a maggior ragione, per i ministri che rivendicano la propria cattolicità. È proprio questo stato di necessità che la FSSPX invoca per procedere alle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio. Ciò che è certo è che tale stato di necessità è di natura prudenziale e quindi discutibile. La durezza dei tempi obbliga ciascuno a compiere delle scelte, sapendo che non esiste scelta senza rischio: scegliere significa sempre rinunciare a un bene inferiore per acquisire o preservare un bene superiore e che «solo Dio non delude». Non è un’offesa alla FSSPX osservare che si tratta di un’opera umana imperfetta. Non è quindi certo che la consacrazione episcopale di monsignor Williamson sia stata una buona idea. Non è certo un mistero nemmeno che, nel loro zelo, alcuni dei suoi sacerdoti sembrino credere che la salvezza, e di conseguenza la ricezione dei sacramenti, siano possibili solo al suo interno: una deriva mortifera che potrebbe, di fatto, portare a un «rifiuto della comunione con il resto della Chiesa», che in tal caso sarebbe scismatico. Infine, la storia della Chiesa non è un altare del Corpus Domini. Il tragico vi si affianca al sublime, a volte intrecciati in modo inestricabile. Non basta avere ragione in un dato momento. A un certo punto non è più possibile avere ragione contro la Chiesa. Lucifero, vescovo di Cagliari, in Sardegna, fu sublime ed eroico nella sua resistenza all’arianesimo. Lo fu meno in seguito e si oppose a sant’Atanasio e a san Cipriano quando giunse l’ora del perdono e della riconciliazione. Anche monsignor de Thémines, vescovo di Blois, fu sublime ed eroico nella sua resistenza alla Rivoluzione francese e poi al Concordato del 1801, che esigeva le dimissioni di tutti i vescovi dell’Ancien Régime e la loro sostituzione con nuovi vescovi, tra cui alcuni membri del clero costituzionale. Morì in esilio in Belgio, nel 1829, senza essersi riconciliato con la Chiesa.
Scegliere significa rinunciare
Chi negherà che le consacrazioni del 1° luglio 2026 collochino la FSSPX in una posizione di marginalità, certamente stabile e protettiva, ma che tuttavia non è priva di pericoli? La Chiesa è una realtà viva che si incarna in uomini e istituzioni che, pur essendo oggi in gran parte carenti, costituiscono comunque la Chiesa. Il futuro appartiene a Dio e allo Spirito Santo. Alcune comunità ex Ecclesia Dei chiedono, a ragione, alla Santa Sede di correggere finalmente gli errori diffusi a piene mani nella Chiesa e di riaffermare la libertà di celebrare la liturgia romana tradizionale. Non si intravedono i presupposti per una risposta positiva a queste legittime richieste. La legittimità della FSSPX si fonda sulla richiesta dei fedeli di una professione integralmente cattolica della fede e della morale, nonché sull’amministrazione dei sacramenti in piena armonia con tale insegnamento. Anziché ricorrere a sanzioni che si credeva il Concilio Vaticano II avesse ormai superate, le autorità romane farebbero bene a meditare il saggio consiglio di Gamaliele al Sinedrio: «Non occupatevi più di questi uomini e lasciateli andare. Se questa impresa o quest’opera proviene dagli uomini, si distruggerà da sé; ma se proviene da Dio, non potrete distruggerla. Non correte il rischio di aver combattuto contro Dio». (At 5, 39) Verrà un giorno in cui la Chiesa tornerà alle sue tradizioni liturgiche e dottrinali. In questa attesa, nonostante le sofferenze, le umiliazioni e le ingiustizie, senza ribellione né amarezza, è legittimo rivolgersi alle pedagogie che hanno santificato i nostri Antichi e quindi ai sacerdoti che dispensano, senza alterazioni né compiacimenti verso la modernità, le «magnalia dei», le meraviglie di Dio.
Jean-Pierre Maugendre



