Lettera 1423 pubblicata il 5 octobre 2026
QUAL È IL PROGRAMMA LITURGICO DEL PAPA ?
UN PROGRAMMA DI PACE ?
O QUELLO DI ANDREA GRILLO ?
263ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI
È facile immaginare un buon numero di giovani – del tipo identitario cattolico, molti dei quali erano presenti agli eventi principali del viaggio del Papa in Francia cantando a squarciagola il Padre Nostro e la Salve Regina – partecipando senza esitazione o qualsiasi problema a una Messa tradizionale. Le analisi sociologiche lo confermano: si assiste a una chiara "tradizionalizzazione" della gioventù cattolica, con uno stile giovanile e senza complessi.
Ma cosa ne pensa il nostro Santo Padre, talvolta così silenzioso? Durante il viaggio non ha parlato direttamente della liturgia tradizionale. Tuttavia, la questione era implicita, poiché conosce l'importanza della sua celebrazione in Francia. Per questo motivo l’argomento è stato menzionata anche nel messaggio inviato a suo nome dal Cardinale Parolin, Segretario di Stato, il 18 marzo 2026, ai vescovi di Francia. Il messaggio parlava della "crescita delle comunità legate al Vetus Ordo", chiedendo ai vescovi di trovare “soluzioni concrete” per “includere generosamente coloro che sono sinceramente legati al Vetus Ordo”. Ma con questo importante caveat: “in conformità con le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia”.
Tutto lascia intendere che lo stesso Papa stia considerando una soluzione abbastanza semplice, ma così semplice infatti, da rilevare forse da una mancata comprensione del problema. Nel suo libro di interviste con la giornalista Elise Ann Allen, Leone XIV Cittadino del Mondo, Missionario del XXI Secolo (Penguin Perù, 2025; si veda sul sito Crux: Le pape Leo s’entretient avec Elise Ann Allen de Crux sur les questions LGBTQ+ et la liturgie | Fond), ha tentato di spiegare l'attrattiva della Messa tridentina, dicendo che essa potrebbe essere dovuta agli “abusi” che troppo spesso si commettono nella celebrazione della nuova liturgia: “l'‘abuso’ della liturgia di quella che chiamiamo Messa del Vaticano II non abbia aiutato le persone che cercavano un'esperienza di preghiera più profonda, un contatto con il mistero della fede, che sembravano trovare nella celebrazione della Messa tridentina”. Sembrerebbe quindi che la semplice celebrazione degna della nuova liturgia dovrebbe essere sufficiente a portare le persone a rompere con la vecchia Messa: " Orbene, se celebriamo correttamente la liturgia del Vaticano II, trovate davvero una tale differenza tra questa esperienza e quella?".
Durante il viaggio in Francia, la controversia relativa alle consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X il 1° luglio era ancora ben presente nella mente di tutti quanti. Di conseguenza, la liturgia a Parigi, Lourdes e Metz fu particolarmente "dignitosa" e meticolosamente organizzata, con splendidi paramenti e alcuni canti in latino. Pare fosee così che il Papa avrebbe desiderato che la liturgia apparisse: la liturgia del Concilio Vaticano II interpretata in modo da simboleggiare l'unità attorno a lui.
Da qui le parole pronunciate nella sua omelia ai Vespri di Notre-Dame del 25 settembre, che facevano seguito a un paragrafo in cui si denunciava i fin troppo frequenti “abusi” nelle celebrazioni: “La liturgia rimane in questo uno specchio della vita. La gioia eucaristica si afferma e si diffonde dove l’armonia è ritrovata, dove la dignità rinasce, dove l’autorità si fa servizio, dove la libertà si rimette in cammino. È il dono più grande che possiamo condividere. Mettete dunque al di sopra delle vostre personali sensibilità la comunione col successore di Pietro e con la Chiesa, per coltivare l’unità del popolo di Dio. Insieme, saremo la profezia che un mondo riconciliato è possibile.”
Il tema dell'unità attorno al Papa è stato menzionato anche a Lourdes il 27 settembre, nell'anfiteatro di Sainte-Bernadette, in un discorso rivolto a tutti i vescovi di Francia: « si aggiunge un’altra sfida che può suscitare una certa preoccupazione per il futuro: quella dell’unità. […] Quest’ultima non è una piatta uniformità, ma fa sì che ogni sensibilità autenticamente cattolica converga naturalmente in una comune professione di fede, mediante l’obbedienza ai pastori legittimi e, in particolare, al Successore di Pietro, «principio e […] fondamento perpetuo e visibile dell'unità di fede e di comunione» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 18). Si tratta di un’unità dinamica che si nutre della Tradizione della Chiesa – dai Padri fino al Concilio Vaticano II – e del Magistero postconciliare. Inoltre, essa si arricchisce nel dialogo reciproco, partendo dalla fede, secondo uno stile sinodale che stiamo cercando di approfondire in questi ultimi tempi.”
Lex orandi, lex credendi. All'unità dottrinale “dinamica” che inizia “con la Tradizione della Chiesa” e si estende “al Concilio Vaticano II e al Magistero post-conciliare”, corrisponderebbe duque un'unità liturgica che comprende “coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo secondo le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia”.
Indubbiamente, questo è il principio enunciato nell'articolo 1 della Traditionis custodes, che guida il Papa: «I libri liturgici promulgati da San Paolo VI e San Giovanni Paolo II, in conformità con i decreti del Concilio Vaticano II, sono l'unica espressione della lex orandi del Rito Romano».
Un principio che il Papa pare desiderare applicare con delicatezza ma anche con fermezza, tenendo conto delle diverse sensibilità, soprattutto quelle tradizionali.
Il 30 settembre, di ritorno a Roma, ha ricevuto in udienza privata il vescovo Tomáš Holub, vescovo ceco di Plzen, nominato da Papa Francesco nel 2016, e un sostenitore della sinodalità, che, tra gli altri argomenti, è venuto a discutere della reintroduzione della liturgia del calice per i fedeli. Questo vescovo, in un lungo articolo intitolato «Sinodalità e la Messa del Novus Ordo», pubblicato il 21 luglio sul blog Come Se Non, curato dal noto Andrea Grillo, ha sostenuto che la vera sinodalità nella Chiesa cattolica è possibile solo attraverso il Novus Ordo, poiché il Vetus Ordo riflette un'ecclesiologia che «non risponde più alle esigenze attuali». Nella sua introduzione, Andrea Grillo ha applaudito la proposta concreta del vescovo Holub, secondo cui i cattolici con diverse sensibilità liturgiche dovrebbero in definitiva trovare un terreno comune nella celebrazione del Novus Ordo, seppur secondo varie forme di espressione legittime. Per i tradizionalisti: il nuovo Ordo con latino, canto gregoriano e altri elementi tradizionali.
Non è forse questa l'idea di fondo delle dichiarazioni del Papa sull'argomento: una convergenza di "sensibilità" liturgiche attorno al Pontefice, espressa in una nuova liturgia dignitosa e libera da "abusi"?
Se così fosse, si tratterebbe di misconoscere l'essenza stessa dell'adesione alla liturgia tradizionale. Non posso che ripetere quanto affermato nella Lettera di Paix Liturgica del 24 luglio 2026: «Pertanto, non è per ragioni estetiche, per quanto pie, spirituali o mistiche possano essere, che difendiamo i diritti della liturgia tradizionale, ma semplicemente perché essa esprime, senza indebolimento né compromessi per assecondare il mondo, la Messa come sacrificio sacramentale, l'Ordine sacro come mandato dato agli uomini di cooperare con il sacrificio di Cristo per i vivi e per i defunti, il Battesimo come liberazione dalle catene diaboliche del peccato originale, ecc.».
Preghiamo, preghiamo ora più che mai, come quelle sentinelle parigine in rue du Cloître-Notre-Dame 10, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00. fino alle 13:30, presso Saint-Georges de La Villette, 114 avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00, di fronte a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15.



